Intervista a Zeno Sbardella: un debutto autentico ne La Villa di Famiglia
Zeno
Sbardella, proprietario di Villa Malvasia, la storica dimora che
ospita le riprese del film Short, La villa di famiglia,
tratto da una storia vera accaduta tra gli anni ’50 e ’60,
partecipa al nuovo progetto del Dott. De Vita interpretando il ruolo
del padre defunto. Un’anima ribelle, uno spirito inquieto e
irrequieto, che Zeno porta in scena con intensità e autenticità.
Il personaggio che interpreta incarna una presenza sospesa tra
memoria e mistero, una figura che continua ad abitare la villa come
eco del passato.
Zeno raccontaci
un po’ di te…
Io sono un libero
professionista, lavoro in maniera indipendente perché gestisco un
patrimonio immobiliare estremamente significativo che apparteneva
alla mia famiglia di Bologna e fondamentalmente mi sono permesso di
dedicarmi anche a diverse attività collaterali. Sono maestro di sci,
ho lavorato per anni in Svizzera e poi lontanamente all'università
avevo intrapreso un po' il mondo dello spettacolo, ho iniziato a fare
diverse comparse e anche mostre in fiera e ho fatto anche un lavoro
di costumi da bagno durante il periodo universitario.
Quindi a livello
così, in modo satellitare, ho sempre un po' ruotato intorno al mondo
dello spettacolo, della pubblicità, eccetera. Sono anche counseling,
sono counselor, facilitatore di problemi di vita quotidiana, non è
proprio inerente a un discorso di psicoterapeuta ma attraverso le
doti di empatia e di ascolto facilito le persone che magari gravate
da problemi vari, un po' di autostima, un po' di difficoltà della
vita e della routine.
È un lavoro
stimolante perché amo molto prodigarmi ad aiutare, essere vicino al
prossimo e in modo naturale si è orientato un po' a questo tipo di
professione ma già agli albori, benché io abbia fatto studi
naturalistici, avevo un po' questa propensione soprattutto con amici,
conoscenti con cui parlavo che mi attribuivano loro personalmente
anche queste doti, questa capacità. Quindi è stato proprio qualcosa
che si è rivelato in maniera naturale questa tendenza di counselor,
di facilitatore.
A livello cinematografico ho avuto in passato alcune comparse e figurazioni, esperienze brevi ma significative che mi hanno permesso di avvicinarmi concretamente al settore. Ho partecipato anche a diverse pubblicità, in cui comparivo come comparsa o con piccoli ruoli leggermente più strutturati. Pur essendo una parte “laterale” del mio percorso, rappresenta comunque un capitolo importante e sostanzioso della mia storia professionale.
Parlaci
del tuo ruolo: interpreti il papà defunto, un’anima ribelle che
continua a muoversi nella villa. Come vivi l’idea di interpretare
uno spirito così particolare?
Il mio ruolo è particolarmente interessante perché porta con sé
una certa ambiguità, una sfumatura di mistero che, in fondo,
rispecchia alcuni tratti del mio carattere. A volte ho un
atteggiamento più chiuso e riservato, altre volte invece emerge una
parte sorprendentemente estroversa, quasi infantile, accogliente e
spontanea. Questa dualità fa parte di me, del mio modo di essere e
di esprimermi.
Per questo il ruolo che sto interpretando sembra aderire in modo
naturale alla mia personalità: ha qualcosa di enigmatico, un po’
ambiguo, talvolta persino inquietante. È come se questa dimensione
“ombra”, che convive con quella più luminosa e aperta, trovasse
finalmente una forma artistica in cui manifestarsi.
È un ruolo arrivato in maniera spontanea, quasi come un segno del
destino per il mio debutto cinematografico. Sento che mi ci troverò
molto bene, perché riflette una parte autentica della mia natura e
mi permette di esplorarla con libertà e profondità.
Quali aspetti di
questo spirito ribelle senti più vicini o più stimolanti da
interpretare?
Il ruolo mi ha attratto perché tocca aspetti di me che sento
profondamente: quella parte un po’ misteriosa che amo e che,
attraverso la recitazione, posso finalmente esprimere
liberamente. Interpretarlo mi dà la possibilità di portare
all’esterno qualcosa che normalmente rimane più nascosto, e in
questo mi riconosco pienamente.
È un ruolo che mi aggrada e che mi dà piacere interpretare,
perché mi permette di abitare una dimensione del mio essere che
spesso rimane silenziosa ma molto presente. E, in modo quasi
inatteso, diventa anche un ponte con la storia della mia famiglia: un
elemento che fa rivivere lo spirito della casa, quell’aura un po’
enigmatica che da sempre la circonda.
C’è infatti un aspetto quasi “metropolitano”, una leggenda
che da anni riecheggia attorno a Villa Malvasia: la leggenda
di Clara. Forse non ha nulla di reale, forse è solo un
racconto tramandato nel tempo, ma contribuisce a creare fascino,
atmosfera, mistero. E in qualche modo questo ruolo cinematografico
sembra inserirsi perfettamente in quella stessa vibrazione, come se
ne fosse un’estensione artistica.
Tutto questo rende l’esperienza ancora più significativa: non è
solo un’interpretazione, ma un modo per dare forma a una parte di
me e, allo stesso tempo, per evocare un frammento della mia storia
familiare. È arrivato in modo naturale, quasi come un segno del
destino, e sento che sarà un terreno in cui mi troverò davvero
bene.
Cosa
ti ha portato ad accettare questo ruolo passione
o semplice voglia di mettersi in gioco?
Entrambe: ho sia una forte passione sia una grande voglia di
mettermi in gioco. Questo percorso mi permette di sperimentare
diversi ruoli e differenti interpretazioni ogni
volta che se ne presenterà l’occasione. Il ruolo che sto vivendo
ora rappresenta una parte autentica del mio essere, una dimensione
che finalmente ho l’opportunità di esprimere. E so che ce ne sono
molte altre che potrò portare alla luce in futuro, in tanti altri
personaggi.
Cosa rappresenta
per te questa sfida?
Per me è una grande opportunità: poter dare voce a questa parte
interiore, poterla mostrare e viverla attraverso la recitazione. È
un modo per crescere, per conoscermi meglio, per esplorare nuove
sfumature di me stesso. E allo stesso tempo è anche un modo per
sentirmi pienamente dentro l’ambiente cinematografico, dove posso
esprimere me stesso con libertà e autenticità.
Questa possibilità mi entusiasma, mi rende contento e orgoglioso.
Sapere che riesco a far emergere questa parte di me, che posso darle
forma e significato, è qualcosa che mi gratifica profondamente. È
come se questo ruolo confermasse che sto percorrendo una strada che
mi appartiene davvero, una strada in cui posso continuare a scoprire
e raccontare nuove parti di me.
Cosa
pensi possa lasciarti questo ruolo una volta concluse le riprese?
Finite le riprese, penso che questo progetto lascerà qualcosa di
importante: un’immagine di me che potrò rivedere
dall’esterno, osservando una parte del mio essere che
spesso è rimasta sullo sfondo. Una parte che non sempre è stato
facile esternare, ma che attraverso questo ruolo ha finalmente
trovato una forma, una possibilità di espressione. Interpretare
questo personaggio è stato per me un modo di portare alla
luce un aspetto profondo, autentico, che sentivo da tempo.
Devo ringraziare Salvo De Vita per avermi dato questa opportunità,
per avermi coinvolto in un cast così importante e in un progetto di
grande valore. Sono davvero fiero, soddisfatto e orgoglioso della
fiducia che mi è stata concessa. So che darò il massimo, e spero di
riuscire a restituire tutto ciò che questo ruolo merita.
Sono convinto che questo progetto avrà un grande successo: lo
sento, lo percepisco, e mi sto preparando a entrare sempre più nel
personaggio, nel suo spirito, nella sua atmosfera. È un’esperienza
intrigante, particolare, capace di incuriosire e di lasciare un
segno.
Voglio anche fare i complimenti per la colonna sonora: è
profonda, ricca di dettagli che amplificano l’ascolto, con elementi
che creano una lieve inquietudine ma anche una grande intensità
emotiva. La sinfonia è davvero bella, evocativa, e questo aspetto mi
ha colpito molto. Il Dottor De Vita ha fatto un lavoro straordinario,
e sento di dovergli rivolgere un sincero complimento per la sensibilità e la qualità della sua composizione.
Questo progetto, nel suo insieme, rappresenta per me un viaggio:
un modo per esprimere me stesso, per crescere, per scoprire nuove
parti della mia identità artistica. E sapere che tutto questo
rimarrà, che potrò rivederlo e riconoscermi, è una sensazione che
mi gratifica profondamente.
Un debutto che nasce dalla spontaneità e dalla voglia di
mettersi in gioco, restituendo di Zeno Sbardella un’immagine
sincera, curiosa e profondamente legata alla storia della villa e
alla sua atmosfera.
Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa
Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita
Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP
Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa



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